
Stupendo parco naturale, comprende un breve tratto della costa grossetana, fra Marina di Alberese e Telamone, rimasto indenne dalle disastrose trasformazioni toccate in sorte al resto della costiera toscana grazie all’istituzione del parco naturale della Maremma, nel 1975. La visita del parco è consentita nei giorni festivi, più il sabato e il mercoledì, dalle nove del mattino fino ad un0ora prima del tramonto: è necessario rispettare i tracciati predisposti dalla direzione ed è ovviamente proibito recare danni all’ambiente. Alberese è il punto di partenza per le visite: un pulmino accompagna fino a un certo punto, poi si prosegue a piedi. Ci sono quattro itinerari fondamentali: quello di San Rabano, quello di Cala di Forno, quello delle torri e quello delle grotte, tutti facili da percorrere e ricchissimi di sorprese: deliziose aperture paesaggistiche, specchi d’acqua popolati di trampolieri, radure dove pascolano i cavalli o i tipici bovini maremmani dalle lunghe corna, pinete ombrose e profumatissima macchia mediterranea. San Rabano fu un monastero benedettino fondato attorno al secolo XI e abbattuto per volontà di Siena nel XV secolo: restano i ruderi della chiesa romanica con bel portale, cupola ottogonale e il campanile. Cala di Forno è una meravigliosa insenatura, porto naturale sfruttato in passato per il carico del legname e del carbone. Il luogo p legato alla leggenda della “bella Marislia”.:costei (il suo nome era in realtà Margherita) era l’unica superstite della famiglia senese dei Marsili, i signori del luogo, trucidati nel XVI secolo dai pirati; la bella fanciulla fu destinata all’harem del Gran Solimano di cui divenne poi legittima e felice sposa. Le torri dominano quasi ogni altura dell’Uccellina: si tratta di costruzioni militari d’avvistamento, alcune medievali, tutte inserite da Filippo II, nel Cinquecento, nel poderoso sistema difensivo dello Stato dei Presidi. Le grotte, infine, si aprono sulle dirupate coste dei monti dell’Uccellina. Le più ampie si trovano a nord della piana di Castelmarino. In una, la grotta della Fabbrica, sono state ritrovate consistenti tracce di insediamenti preistorici: ossa, strumenti litici, punte di lancia.