
Natale napoletano
Nessuna città italiana è forse più caratteristica di Napoli nel periodo di Natale, quando i vicoli stretti e gremiti del centro si animano di luci, colori, bancarelle che vendono gli addobbi. Le celebrazioni natalizie cominciano ufficialmente l’8 Dicembre ( Festa dell’Immacolata Concezione) giorno in cui si inizia la preparazione del presepe e terminano alla Befana (6 Gennaio), quando il presepe viene disfatto. Dopo la messa di mezzanotte del 24 dicembre, da Piazza Guarino parte un corteo di pastori che raggiunge il presepe allestito nel giardino di Masseria Luce. Il 26 dicembre, in Via Tribunali e Piazza San Gaetano, si svolge la manifestazione “La pace tra i popoli”. Molti i presepi viventi della città partenopea: nel Giardino di Masseria Luce (26 dicembre, 2 gennaio), a Via Falingieri (29 dicembre), un presepe vivente con costumi d'epoca.
Venerdì santo a Procida
Alle prime luci del Venerdì Santo, viene svolta la grande processione dei Misteri. La processione viene organizzata dalla confraternita dei Turchini o dell'Immacolata Concezione, fondata nel 1629 dai padri Gesuiti e tutti i partecipanti, per l'occasione, indossano l'abito bianco sormontato dalla "mozzetta", o mantello, di colore azzurro.
Nella piazzetta antistante l'Abbazia di San Michele Arcangelo, il confratello dei Turchini più anziano procede alla cosiddetta "chiamata", o raduno, di tutti i partecipanti secondo un ordine ben stabilito. I misteri rappresentano episodi dell'Antico Testamento o del Vangelo e vengono raggruppati per tema religioso.
La processione si apre con il suono di una tromba e la risposta di 3 colpi di tamburo: questo il richiamo che accompagnerà la processione tutta. Sfilano i misteri, le statue a soggetto religioso fisso, le bellissime statue del Cristo Morto (sec. XVIII di Carmine Lantriceni) e dell'Addolorata (sec. XIX), il pallìo (baldacchino funebre), la banda musicale dell'isola che esegue marce funebri, le autorità religiose, civili e militari dell'isola ed il pubblico. La processione dei misteri ha termine in Piazza Marina Grande, mentre le statue del Cristo e dell'Addolorata vengono ricondotte nell'Abbazia di San Michele Arcangelo ove, nel primo pomeriggio, viene celebrata la famosa funzione religiosa de l'Agonia.
Festa della Madonna dell’Arco a S. Anastasia
La denominazione "dell'Arco" attribuita alla Madonna oggetto del pellegrinaggio, è collegata ad un preciso episodio storico.
Tra le feste più importanti nell’area del Parco Nazionale del Vesuvio, frutto di sovrapposizioni cristiane su più arcaiche forme di religiosità connesse, a loro volta, all’inizio del ciclo del raccolto, ovvero ad antichi riti tesi ad esorcizzare le forze demoniache distruttrici di raccolti.
La celebre processione del Lunedì in Albis è preceduta da una lunga fase preparatoria che ha inizio il giorno di S. Antonio.
Nel giorno del Lunedì in Albis, tutte le paranze convergono finalmente sul Santuario della Madonna dell'Arco. L’avvicinamento è fatto a piedi e, talvolta, di corsa. Da ciò il motivo per cui i pellegrini sono definiti con il termine dialettale fujenti, che letteralmente significa “coloro che scappano”. Il rito religioso che si celebra nel santuario, a conclusione del pellegrinaggio, è particolarmente affascinante. In questo luogo, infatti, si può assistere ad esasperate crisi di religiosità popolare che si configurano, nei casi estremi, come vere e proprie crisi epilettiche. Da ciò il termine vattienti che, a sua volta, deriva dal verbo vattere (picchiare) con cui sono pure definiti i fujenti. Nell’antica località “Archi”, così definita per la presenza delle arcate di un acquedotto romano, si verificò il sanguinamento di un’effige sacra della Vergine, a causa di un colpo infertole volontariamente da un giovane di Nola. L'immagine, immediatamente venerata dal popolo, riuscì talmente ad accrescere negli anni la propria fama miracolosa, da provocare la costruzione di un apposito santuario dedicato, appunto, alla “Madonna dell’Arco”.