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IL PRESEPE NAPOLETANO

IL PRESEPE NAPOLETANO

Il presepe napoletano fa parte di una delle tradizioni natalizie più consolidate che si è mantenuta inalterata per secoli. La letteratura artistica sul presepe accenna, ripetutamente, ad un pubblico vasto ed eterogeneo, incantato dalla grandiosità degli allestimenti, divertito dalla presenza di tipi grotteschi. Il più celebre presepe è quello del principe di Ischitella, dove oro e gemme scintillavano sui mantelli dei Magi; più che dall'artistica esecuzione delle figurine, la meraviglia degli spettatori era suscitata dalla preziosità degli oggetti profusi nelle scene del presepe. Con molta probabilità il presepe ha la sua origine nelle rappresentazioni sacre diffusissime a Napoli e nel Regno, nel periodo natalizio, con cui si iscenavano nelle strade varie vicende legate alla Natività; ma, ancor più sicura è la sua diffusione, prima che nelle classi popolari, nel mondo aristocratico della corte.

Strutture e schemi compositivi
L'avvenimento è diviso in tre sequenze narrative:
La Nascita nella povera stalla, l'Annuncio, dove l'angelo, in un alone luminoso, diffonde la novella tra i pastori dormienti, e la taverna, l’elemento che ha subito maggiori variazioni e dove la fantasia ha potuto più liberamente sbizzarrirsi, con gli avventori che banchettano all'aperto, sullo sfondo di una miriade di delizie gastronomiche.
Il presepe popolare napoletano presenta sempre una struttura ben precisa. In tutti i presepi della tradizione, infatti, si riscontrano una serie di luoghi fissi di rappresentazioni con una loro precisa collocazione, il cui significato va oltre la semplice raffigurazione paesaggistica o scenografica. La ripetizione tradizionale di questi elementi ha la sua spiegazione nel tessuto mistico e favolistico della stessa tradizione popolare. Si tratta, insomma, di rappresentazioni emblematiche collegate a leggende, credenze e usanze inerenti il Natale.

La Grotta, il fiume, il pozzo, la fontana, l’osteria, il forno, il mulino, il ponte e la stella

La Grotta:

Al centro, nel luogo più basso, si trova la grotta con altre grotte laterali di proporzioni ridotte, in cui vi sono le greggi con il pastore, nell'atto di scaldarsi accanto al fuoco, animali da cortile, mucchi di paglia. Impervi sentieri conducono dalle montagne alla grotta, simbolo materno per eccellenza, luogo della nascita miracolosa; un viaggio in "discesa", dall'alto verso il basso, un viaggio verso il sotterraneo, le viscere della terra, ove, vincendo le angosce della discesa nel buio, si partecipa alla nascita del sole, del trionfo della luce sulle tenebre, della rinascita della natura sull'inverno.

Il fiume, il pozzo e la fontana:
Il fiume sul presepe è segno del tempo che scorre, simbolo del ciclo vitale, della nascita e della morte. E' esso stesso linea di confine tra mondo dei vivi e mondo dei morti, tra l'aldilà e l'aldiqua, è il fiume attraversato dalle anime per raggiungere l'altro regno, ma è anche luogo in cui chi vi si immerge ne esce purificato e liberato dalle passioni. E' fonte battesimale, ricorda il Giordano nelle cui acque sarà battezzato Gesù. Il pozzo è uno dei segni più presenti in tutta la tradizione. Esso rappresenta un collegamento tra la superfice e le acque sotterranee e, ad esso, si collegano diverse leggende e credenze diffuse nel napoletano. Si credeva, infatti, che se si fosse attinta dell'acqua da un pozzo nella notte di Natale, vi si sarebbero visti riflessi i volti di coloro che sarebbero morti durante l'anno e, ancora, che l'acqua attinta fosse infestata da spiriti diabolici che avrebbero posseduto chiunque avesse bevuto l'acqua. La fontana sul presepe è un'altra rappresentazione magica, che nella tradizione ha largo spazio.Nelle favole popolari essa è il tipico luogo di apparizioni fantastiche o convegni amorosi. L'osteria:
L'osteria è un luogo drammatico dai significati complessi, collegato alla pericolosità del viaggio e della notte. Essa si riferisce all'episodio tradizionale di Maria e Giuseppe che, in viaggio, non trovano alloggio; ad essa si associa anche il significato rituale del mangiare, riferimento alla vita materiale contrapposta a quella spirituale e, non a caso, infatti, l'osteria è posta accanto alla grotta.

Il forno e il mulino:
Accanto all'osteria si ritrova il forno, un vero bozzetto di vita popolare in cui compaiono sacchi di farina, fascine, ceste ricolme di fragranti pagnotte appena sfornate, ciambelle, tortani e altri pani di varie fogge. Il pane è chiaro simbolo di Cristo, definito nelle scritture, appunto, il pane della vita; ma è anche ammonimento che «di non solo pane vive l'uomo ma di parole ed opere».

Il ponte:
La presenza del ponte sul presepe suggerisce l'idea del passaggio pericoloso presente nei rituali e nelle mitologie iniziatiche e funerarie. L'iniziazione, la morte, la conoscenza assoluta, la fede equivalgono a un passaggio da un modo di essere a un altro. Per esprimere questo passaggio paradossale le varie tradizioni religiose hanno largamente usato il simbolismo del ponte. La visione di San Paolo ci mostra un ponte stretto come un capello che collega il nostro mondo al Paradiso. La stessa immagine si ritrova presso gli scrittori e i mistici arabi.

La stella:
Prima di concludere non poteva certo mancare una breve nota sulla Stella, onnipresente su tutti i presepi. «Nella grotta poi risplendeva una stella di straordinaria grandezza, come mai se ne era vista una simile dalle origini del mondo. I profeti che erano in Gerusalemme dicevano che questa stella annunciava la nascita del Messia» I personaggi
I presepi napoletani del 700, ricchi di scenografie, angoli caratteristici e ricostruzioni di ambienti, con una inesauribile tipologia di personaggi in mille atteggiamenti e occupazioni, che, dando vita a colorate scene di genere, offrono una esauriente quanto fedele riproduzione della vita popolare del tempo, si prestano a una differente lettura secondo la sensibilità dell'osservatore.

In molti luoghi della Campania ci sono associazioni e gruppi di persone che ogni anno ripetono il rituale.

 
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